Il golf verso la terza età, rischio o opportunità?

Il golf verso la terza età, rischio o opportunità?

Il numero dei giocatori di golf in Italia, circa 90.000, è più o meno stabile dal 2014 dopo aver toccato il massimo della propria crescita nel 2011 quando era praticato da quasi 102.000 persone.

La mancata crescita numerica del movimento golfistico italiano non è il solo problema che dobbiamo affrontare nella nostra nazione, oggi dobbiamo avere visione a medio periodo ed interrogarci sul costante e pericoloso invecchiamento dei propri praticanti.

Lo si evince da uno studio che abbiamo fatto esaminando i dati ufficiali sui tesserati degli ultimi 13 anni pubblicati sul sito federale (nel 2009 e nel 2012 i dati comunicati non indicavano la divisione per età dei tesserati).

L’analisi dei dati

Questa analisi dimostra che la percentuale dei giocatori in Italia che hanno più di 50 anni (Seniores e Super Seniores) è cresciuta dal 42,54% del 2007 al 61,47% del 2019 e che, in valore assoluto, i giocatori over 50 sono passati dai 39.047 del 2007 ai 55.406 del 2019.

Questo dato, riscontrabile con pochissime eccezioni in tutti i Circoli italiani, deve far suonare un campanello di allarme perché, se la tendenza si manterrà uguale, nel giro di una quindicina d’anni (ad essere ottimisti) almeno la metà degli attuali golfisti italiani potrebbe abbandonare il golf o ridurne la pratica per diversi motivi legati all’età.

I Circoli dovranno allora essere stati in grado di sostituire una buona parte della loro compagine sociale (che pagava la quota massima) con nuovi giocatori che comunque, essendo “promozionali” “o giovani”, almeno all’inizio pagheranno quote scontate, sensibilmente ridotte o addirittura gratuite.

Un altro dato scaturito dall’analisi dei dati sui tesserati mostra che i giocatori “Master”, quelli cioè che hanno più di 70 anni, in Italia a fine 2019 erano 15.612, il 17,32% del totale nazionale! In questo caso la finestra temporale del possibile abbandono ovviamente si accorcia ai 10 anni al massimo.

Le difficoltà nel reclutamento

Il golf italiano ha una enorme difficoltà ad attirare giocatori nella fascia di età compresa fra i 30 ed i 50 anni ed a rendersi attrattivo per i nuclei familiari. Rispetto al passato, quando era considerato soltanto caro e riservato ad una élite, il golf viene ora identificato come uno sport troppo difficile da imparare, a cui dover dedicare troppo tempo, con troppe regole,  troppi paletti e poco aerobico.

Nell’esame che abbiamo fatto abbiamo preso in considerazione anche l’andamento statistico dei giocatori juniores nella speranza che un forte incremento di questa categoria possa compensare le perdite generate dall’abbandono dei soci più anziani seppur con tutte le limitazioni di tipo economico di cui abbiamo trattato in precedenza.

Purtroppo, negli ultimi 13 anni il numero dei giocatori juniores è rimasto pressoché invariato, sia in termini numerici sia in percentuale rappresentando sempre, più o meno, il 10% del totale dei giocatori italiani.

Una via di uscita

Le possibilità di arginare questa pericolosa tendenza all’invecchiamento dei golfisti italiani sono di due tipi: o si abbandona l’idea di riempire i circoli italiani di nuovi giocatori – che peraltro non ci sono visti gli andamenti dei tesserati giocatori annuali – puntando decisamente sul turismo, oppure sono necessarie urgenti politiche e strategie, sia a livello nazionale che locale, che puntino a scardinare una per una le contro indicazioni che non fanno più del golf uno sport “di moda”.

La disastrosa pandemia che ha sconvolto il pianeta in questo disgraziato 2020 potrebbe aver lanciato un assist prezioso al golf che è in grado di trarre vantaggio dalla ricerca spasmodica di aree verdi e di quei grandi spazi aperti che garantiscano il necessario distanziamento sociale pur permettendo di praticare uno sport che può essere anche agonisticamente competitivo.

La campagna promozionale della England Golf Federation

Lo ha capito con grande velocità England Golf, la Federazione Golf Inglese che ha lanciato a fine luglio una massiccia campagna promozionale con lo slogan “Membership, Give it a Shot” cercando di approfittare delle nuove potenzialità del golf nell’era del Covid-19 e per aiutare i Circoli ad attirare nuovi giocatori e nuove giocatrici.

La campagna, molto massiccia ed articolata, punta su 3 concetti: “Play is Flexible” (il golf è in grado di offrire strutture di vario tipo e adatte a tutte le età), “Clubs are Sociable” (il golf è una grande comunità ideale per famiglie e per fare nuove amicizie) e “Golf is Affordable” (il golf non è caro ed è possibile associarsi a partire da un costo di 20£ al mese).

La risposta italiana?

In Italia ancora non si vede un coordinamento sul tema, né una strategia finalizzata a raccogliere questa sfida che ci metterà di fronte, nel giro di pochi anni, a nuove incertezze dovute al mancato ricambio di giocatori.

I più esposti a questo rischio saranno i circoli italiani. Riusciranno a riorganizzare le proprie strategie per uscire da questa pericolosa tendenza?

Maurizio De Vito Piscicelli

Maurizio De Vito Piscicelli

Export Manager, per oltre un decennio, in una multinazionale attiva nella commercializzazione di bevande alcoliche e non alcoliche. Il golf è nel mio DNA avendo fatto parte del Consiglio Direttivo del Golf Club Bologna di cui sono stato anche Presidente della Commissione Sportiva. Dal 1992 al 1996 sono stato eletto Presidente del Comitato Provinciale di Bologna per la Federazione Italiana Golf per conto della quale ho seguito la nascita e la promozione di nuovi impianti golfistici nella Provincia di Bologna. Dal 1996 svolgo attività di consulenza per il settore del golf.

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