Boom del golf? Si, ma non in Italia

Boom del golf? Si, ma non in Italia

Da qualche giorno sul sito della Federazione Italiana Golf sono state pubblicate le statistiche ufficiali relative ai tesserati alla fine della stagione 2021.

Purtroppo tali statistiche sono state pubblicate in forma estremamente sintetica e riportano solo i dati divisi per Regione e ulteriormente suddivisi fra uomini, donne e juniores, niente a che vedere rispetto alla modalità di pubblicazione degli anni precedenti nei quali in quei dati si potevano trovare tantissime interessanti informazioni supplementari quali il numero degli abbandoni, il numero dei tesserati liberi, la tipologia dei singoli tesserati e tanti altri dati utili per cercare di capire l’andamento del golf italiano.

La pubblicazione dei dati di fine 2021 è stata preceduta da comunicati stampa trionfalistici che annunciano un nuovo boom del golf ed una grande crescita del movimento italiano a meno di due anni dalla tanto attesa Ryder Cup di Roma.

Cerchiamo di capire qui di seguito se nel 2021 c’è stato veramente un boom del golf in Italia.

La stagione 2021 si è conclusa con 91.956 tesserati (dai numeri ufficiali escludiamo i professionisti), circa 5.000 in più della stagione precedente con un aumento del 5,75%. In pratica siamo tornati ai numeri  del 2014, a circa 10.000 unità dalla nostra stagione migliore che è stata quella del 2011 che ci aveva visto superare per la prima ed unica volta la cifra dei 100.000 tesserati.

Fra le 6 Regioni con più di 5.000 tesserati la più brillante nel 2021 è stata la Lombardia con il 14,29% di incremento seguita dal Lazio che registra una crescita del 9,26%, dall’Emilia-Romagna con un +5,68%, dal Piemonte che ha segnato un +5,58% e dalla Toscana che ha chiuso il 2021 con un saldo attivo di tesserati pari al 3,65%.

L’unica delle 6 grandi Regioni del golf italiano a chiudere la stagione con un segno negativo è stato il Veneto che ha perso il 13,87% rispetto alla stagione precedente.

Occorre però ricordare che i dati regionali sono influenzati dalla presenza nelle singole Regioni di impianti gestiti da società  che “domiciliano” in un campo tutte le adesioni ricevute a livello nazionale, il che significa che i tesserati di una Regione non sempre coincidono con l’effettivo numero di praticanti in quella Regione.

E’ il caso ad esempio delle tessere Green Pass che nel 2020 erano “domiciliate” presso il golf di Jesolo in Veneto mentre nel 2021 sono entrate nei conteggi del Crema Golf Resort in Lombardia oppure del caso del Mia Golf Club nelle Marche che può contare tanti tesserati grazie ad una offerta particolarmente vantaggiosa della quale approfittano ogni anno molti golfisti italiani certamente non residenti in quella Regione.

Esaminando il numero degli impianti per la pratica del golf in Italia possiamo notare che continua il calo ormai in atto da parecchi anni. Al 31 dicembre 2021 possiamo contare su 363 strutture per giocare a golf contro le 370 dello scorso anno.

A livello regionale poco da segnalare se non l’aumento di due strutture in Toscana a cui fanno da contraltare il calo degli impianti nel Lazio, in Emilia-Romagna ed in Lombardia.

Cresce invece il numero di tesserati per impianto che è di 253 nel 2021 mentre era di 235 nella stagione precedente, un numero comunque decisamente insufficiente per garantire stabilità economica ed un congruo bacino di utenti per le strutture golfistiche italiane.

Dall’esame dei dati sopra riportati più che parlare di un boom del golf ci sembra corretto coltivare una speranza che si interrompa la lenta emorragia di giocatori che, negli ultimi 10 anni, ci aveva fatto perdere 15.000 praticanti e quasi 50 impianti per la pratica del golf.

Se guardiamo però i dati italiani, comparati con quelli europei, è immediato notare il grande ritardo accumulato negli anni passati nel numero di giocatori ma soprattutto nel rapporto giocatori / abitanti ed al numero di giocatori per singolo campo.

Occorre considerare che la pandemia, che ha colpito il mondo negli ultimi due anni, è stato un fattore comunque positivo e trainante per il movimento del golf che ha fatto registrare aumenti di giocatori quasi dappertutto grazie alla possibilità di praticare uno sport all’aria aperta che garantisce il rispetto del distanziamento in maniera quasi naturale grazie ai grandi spazi nel quale viene praticato.

Negli ultimi due anni i mercati europei che hanno visto la maggiore crescita dei golfisti registrati, sono stati l’Inghilterra (in aumento di 63.500 golfisti) e la Svezia (in aumento di 54.589 praticanti) mentre i cali maggiori li hanno dovuti registrare la Spagna (in calo di 35.377 praticanti) e la Francia (in calo di 15.750 unità nonostante l’organizzazione della Ryder Cup del 2019).

Queste differenze sono principalmente il risultato delle diverse normative sulla pandemia osservate in tutta Europa in questo periodo. In alcuni paesi, ad esempio in Inghilterra e in Svezia, i golf club hanno avuto la fortuna di rimanere aperti ed il golf è stata una delle poche attività ricreative consentite, il che ha sicuramente permesso un aumento nel loro numero di soci dei circoli.

Il numero di campi da golf in Europa è rimasto relativamente stabile negli ultimi due anni con un calo di appena l’1% ed un totale europeo di circa 9.000 percorsi. Poco più del 70% dei campi da golf europei è concentrato nei primi sette mercati.

Maurizio De Vito Piscicelli

Maurizio De Vito Piscicelli

Export Manager, per oltre un decennio, in una multinazionale attiva nella commercializzazione di bevande alcoliche e non alcoliche. Il golf è nel mio DNA avendo fatto parte del Consiglio Direttivo del Golf Club Bologna di cui sono stato anche Presidente della Commissione Sportiva. Dal 1992 al 1996 sono stato eletto Presidente del Comitato Provinciale di Bologna per la Federazione Italiana Golf per conto della quale ho seguito la nascita e la promozione di nuovi impianti golfistici nella Provincia di Bologna. Dal 1996 svolgo attività di consulenza per il settore del golf.

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